eutanasia

alle persone che sono il teatro italiano
con gentile richiesta di diffusione
alle altre persone che sono il teatro italiano

se sei muto ridi con gli occhi.
se sei muto e cieco ridi con le mani.
se sei muto, cieco e monco, che cazzo ridi?

per te, due domande e una proposta.
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prima le domande.
comincio dalla seconda perché la prima è nel titolo.
una premessa doverosa:
la recentissima commissione prosa del ministero ha chiaramente segnato una strada che non è più un’opinione, ma ormai un fatto.
ci sono alcune realtà teatrali italiane completamente cancellate e altre pronte per esserlo perché parcheggiate in un’aritmetica che ha il solo e chiaro scopo di prolungarne l’agonia.
non voglio discutere a posteriori, per carattere e decenza, su quello che si sarebbe potuto fare per evitare che questo potesse accadere. voglio solo non fare finta di chiacchierare tutte le parole possibili intorno all’argomento per alcune considerazioni talmente ovvie da sembrare imbarazzanti quanto l’argomento stesso.
c’è una sorta di scientificità (e quindi forse almeno un metodo) nell’abbattimento di piccole realtà. se non fosse già curioso questo, se non fosse già deprimente essere messi quotidianamente nelle non-condizioni lavorative di un sistema teatrale che ridicolizza se stesso e le persone che vi lavorano, se non fosse già troppo teatrale provare a fare (o ad essere) il teatro che si può, se non avessi avuto la paura, incontrandoti, di ritrovarmi improvvisamente di fronte a me stesso, proverei ora a inseguire questo morto-che-cammina.
nessun giudizio, quindi, nessuna scusa. tutti uguali a me.
sono io il primo colpevole, io la prima vittima.
permettimi solo la domanda che ho promesso: tu sei sicuro di non essere responsabile? sei sicuro di essere salvo? di esserlo per quanto ancora? e cosa hai barattato per esserlo adesso? quanto costa? chi paga? sei sicuro di non essere anche tu una causa di questo sistema? e il coraggio? il coraggio? il coraggio? l’ardore e il disincanto? il nuovo teatro e le vecchie istituzioni? le buone pratiche perché? per chi?
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la proposta (che necessita di ragionevoli considerazioni mascherate da ancor più piccola premessa):
la tempistica di questa decisione è un atto criminale. siamo a novembre. le compagnie teatrali escluse oltre a vedersi impedire il futuro si trovano indebitate per una somma almeno pari a quella tagliata.
le compagnie teatrali sono fatte di persone. che firmano carte. che firmano nelle banche. che firmano lavoro per altri che firmano.
tutti uguali a me.
ti chiedo una firma. una petizione del teatro italiano per la delegittimazione almeno di questa tempistica. una petizione affinché venga permesso alle compagnie escluse di uscire senza dover rantolare nella tomba e graffiare la bara dall’interno.
una petizione al ministro, al presidente del consiglio, al presidente della repubblica, a chi ti viene in mente a te, perché la commissione per il 2005 si riunisca prima del 2005 e uccida subito chi deve uccidere.
credo che dormiremmo tutti meglio. tutti moriremmo meglio. anche te che oggi sei salvo.
anche noi che oggi non lo siamo.
tutti uguali a me.
viva l’italia

roberto latini
fortebraccio teatro