nnord
di roberto latini
con sebastian barbalan, guido feruglio, fabiana gabanini, roberto latini, vinicio marchioni, alessandro riceci, marco vergani
colonna sonora originale gianluca misiti
luci e direzione tecnica max mugnai
scena pierpaolo fabrizio
aiuto regia gianluca misiti
drammaturgia e regia roberto latini
foto di scena andrea cremonini, nanni angeli
responsabile di produzione federica furlanis
produzione fortebraccio teatro, fondazione pontedera teatro
Dopo RADIOVISIONI, e nella convinzione che un progetto possa compiersi solo nella sua capacità di destinarsi ad un progetto altro, torniamo ai contenuti dell’oggetto spettacolo dal vivo, forti dell’indagine sulle modalità di rappresentazione che ha avuto negli studi sull’amplificazione i suoi snodi fondamentali: da Edipo all’incatenamento tecnologico di Ubu, passando per l’Amleto mascherato dalla propria dimensione metateatrale, sentiamo la necessità di tornare ad una scrittura scenica che abbia nella sua forma anche la sua grammatica.
In questi ultimi anni, con l’ultimo in particolare divenuto sorta di appendice ai precedenti tre, abbiamo voluto percorrere una strada che ci ha portato dall’amplificazione al motion capture.
Dopo “Ubu Incatenato”, echeggiato per forma e ulteriore approfondimento nel ciclo de “Le Madonne”, figure femminili della letteratura teatrale ritratte e ritrattate attraverso le possibilità del cosiddetto teatro aumentato (o espanso), miriamo ora alle possibilità sceniche di un teatro non mediato da soluzioni di riscrittura.
NNORD è uno spettacolo che dichiara nel titolo la volontà di portare in scena un concetto; in realtà, una “condizione”: l’essere la parte a nord del mondo.
Profondamente Nord è una dichiarazione che ammette uno spettacolo che fu di Leo de Berardinis e Perla Peragallo e che nel 1974 intitolavano una delle tappe del loro percorso, invece, “SUDD”.
Non una risposta a quello, ma appena un pretesto, un omaggio.
Pensato in scene separate, indipendenti, in successione, come dentro a una sequenza, lo spettacolo affronta in moduli diversi la medesima comune “condizione”. Non intorno ad una sensazione o dentro un pensiero, ma attraverso qualcosa che ci appartiene, ci detiene, e alla quale contribuiamo tutti: quello che abbiamo; quelli che siamo.
NNORD è dove viviamo, come. Quasi senza rendercene conto. Come siamo e in quanti modi, come diventiamo. Per piacere o per dispetto, per necessità o per scelta.
È il nostro “matrix” quotidiano, autoalimentato.
NNORD muove dallo stato delle cose. Apparente o reale. Dalla coscienza e dalla non-curanza.
Da un sentire che ne è testimonianza.
Come se gli appuntamenti che chiamiamo teatro fossero le pagine di un diario collettivo.
La scrittura diventa scenica solo come traduzione, sintesi, poetica.
A volte gusto, o comunque sensibilità espressa. Impressione, in verità.
Nessun testo di partenza, nessuna messa in scena.