ubu incatenato
di alfred jarry
e di roberto latini
con roberto latini
e con paolo pasteris
musiche e aiuto regia gianluca misiti
ambienti digitali interattivi andrea brogi
assistente al motion capture paolo pasteris
luci e direzione tecnica max mugnai
direzione di scena dario palumbo
video in croma key pierpaolo magnani
foto di scena cristiano colangelo
adattamento e regia roberto latini
produzione fortebraccio teatro
con il sostegno di armunia festica costa degli etruschi, css teatro stabile d’innovazione, florian teatro stabile d’innovazione
e in collaborazione con art mama factory, blue cheese project, ass.cult. dn@, xlab digital factory
“ai molti padroni
che consolidarono la sua corona,
quand’egli era re,
UBU INCATENATO
offre l’omaggio dei suoi ceppi”
Con questa dedica Alfred Jarry, ci presenta uno degli episodi successivi all’Ubu Re.
UBU INCATENATO è un inno alla libertà attraverso la mitizzazione della schiavitù.
Sembra essere il manifesto filosofico-politico delle marionette di Jarry, capaci, dentro a un mondo artificiale, parallelo, altro, doppio, terzo, diverso, patafisico (ossia attinente alla “scienza delle soluzioni immaginarie”), di riflettere, tra estremismi e paradossi, sulla natura dello spirito, delle cose e delle relazioni.
Dopo essere stato re di Polonia e d'Aragona, Padre Ubu aspira a diventare il più schiavo tra gli uomini. Da lustrascarpe a schiavo rematore imbarcato su una galera turca, in una sorta di carriera che ha, nelle sue gioiose tappe, l’essere frustato, arrestato, processato e incatenato.Il paradosso è che più egli cerca di servire gli altri, più gli altri lo riconoscono, proprio per questo, come il più libero degli uomini. Talmente libero, da prendersi la libertà di essere schiavo. Padre Ubu diventa un esempio per molti, che da liberi cercano di ferrarsi a una qualche catena acclamandolo di nuovo re e vanificandone il proposito iniziale.
Libertà e Schiavitù sembrano scambiarsi significato e ruoli. come se il teatro fosse veramente un appuntamento in una terra di confine.
Su questa strada abbiamo incontrato la realtà virtuale. Grazie al motion capture possiamo tradurre le azioni fisiche di un attore in scena e dal vivo in immagini digitali, ritrattarle o ricollocarle in ambienti altri rispetto a quelli reali, dentro e fuori, in bilico, raddoppiati da chi ci corrisponde in scena proprio mentre siamo in scena.