i giganti della montagna

i giganti della montagna

di Luigi Pirandello
adattamento e regia Roberto Latini (*Premio della Critica ANCT 2015)


musiche e suoni Gianluca Misiti (*Premio Ubu 2015 Miglior progetto sonoro o musiche originali)
luci e direzione tecnica Max Mugnai

con Roberto Latini

video Barbara Weigel
elementi di scena Silvano SantinelliLuca Baldini
assistenti alla regia Lorenzo Berti, Alessandro Porcu
direzione tecnica Max Mugnai
movimenti di scena Marco Mencacci, Federico Lepri
organizzazione Nicole Arbelli
foto Simone Cecchetti

produzione Fortebraccio Teatro
in collaborazione con  Armunia Festival Costa degli Etruschi
                                    Festival Orizzonti . Fondazione Orizzonti d’Arte
                                    Emilia Romagna Teatro Fondazione
 

Terzo dei miti moderni di Pirandello.
Dopo il religioso “Lazzaro” e il sociale “La Nuova Colonia”, I Giganti della Montagna è il mito dell'arte.
Rappresentato postumo nel 1937, è l'ultimo dei capolavori pirandelliani ed è incompleto per la morte dell'autore.

La vicenda è quella di una compagnia di attori che giunge nelle sue peregrinazioni in un tempo e luogo indeterminati: al limite, fra la favola e la realtà, alla Villa detta "la Scalogna".

Non aggiungerò parole alla trama, ma voglio dire di altre possibilità che vorrei assecondare.
La più importante è rispetto al fascino del "non finito", "non concluso"; all’attrazione che ho sempre avuto per i testi cosiddetti “incompiuti".
Sono così giusti rispetto al teatro: l'incompiutezza è per la letteratura, per il teatro è qualcosa di ontologico.
Trovo perfetto per Pirandello e per il Novecento che il lascito ultimo di un autore così fondamentale per il contemporaneo sia senza conclusione. Senza definizione. Senza punto e senza il sipario di quando c'è scritto - cala la tela.
  
Voglio rimanere il più possibile nell’indefinito, accogliere il movimento interno al testo e portarlo sul ciglio di un finale sospeso tra il senso e l’impossibilità della sua rappresentazione.
 
I Giganti della Montagna è un classico che penso si possa permettere ormai il lusso di destinarsi ad altro possibile.
Dopo le bellissime messe in scena che grandi registi e attori del nostro Teatro recente e contemporaneo ci hanno già regalato, penso ci sia l’occasione di non resistere ad altre tentazioni.
Provarci, almeno.

La compagnia di attori che arriva alla Villa della Scalogna sembra avere, in qualche forma, un appuntamento col proprio doppio.
Cotrone e Ilse stanno uno all'altra come scienza e coscienza, gli stessi Giganti, mai visti o vedibili, sono così nei pressi di ognuno da potersi sentire come proiezioni di sé.
Voglio immaginare tutta l'immaginazione che posso per muovere dalle parole di Pirandello verso un limite che non conosco. Portarle “al di fuori di tempo e spazio”, come indicato nella prima didascalia, toglierle ai personaggi e alle loro sfumature, ai caratteri, ai meccanismi dialogici, sperando possano portarmi ad altro, altro che non so, altro, oltre tutto quello che può sembrare.
  
Le parole, le parole, le parole! sono queste il personaggio che ho scelto.

Se i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo, per andare appena oltre, per provarci almeno, devo muovere proprio da quelli.


R. L. 

 


THE MOUNTAIN GIANTS

by Luigi Pirandello
adaptation and direction Roberto Latini

music and sounds Gianluca Misiti
lights Max Mugnai

with Roberto Latini

video Barbara Weigel
set elements Silvano SantinelliLuca Baldini
assistant directors Lorenzo Berti, Alessandro Porcu
technical direction Max Mugnai
stage technicians Marco Mencacci, Federico Lepri
organization Nicole Arbelli
photo Simone Cecchetti

produced by Fortebraccio Teatro

in collaboration with
Armunia Festival Costa degli Etruschi
Festival Orizzonti . Fondazione Orizzonti d’Arte
Emilia Romagna Teatro Fondazione




This is the third of Pirandello’s modern myths.
After the religious myth (Lazarus) and the social myth (New Colony), The Mountain Giants represents the myth of art.
Performed posthumously in 1937, it is the last of Pirandello’s masterpieces and was left incomplete due to the death of the author.
The last act has been passed on by Pirandello’s son Stefano who pinned his father’s account as given by his father after the penultimate night of his life, when Pirandello woke up and confided to his son to be very tired as he had to build up the whole epilogue in mind only, without other aids..

The story tells about a company of actors that reaches in its wanderings an undetermined time and place: at the border between fairy tale and reality, a Villa called "la Scalogna" (the Unlucky).

The Company of the Countess, on the verge of collapse, drenched in misery and poverty, fighting to stage their own show, get to the Villa of the Unlucky, inhabited by grotesque characters led by a kind of magician, Cotrone.
As Shakespeare's Prospero in The Tempest, Cotrone is able to create illusions and fantasies.
When the Countess Ilse (whose name is a pun for the Italian expression “The-Self”) leading the company, reaches the Villa on a cart along with her actors, Cotrone already seems to know the reasons for the failure of their artistic endeavor.

I will not add further passages to the plot, but I would like to write about other possible ideas and interpretations that I’d like to convey. 
I've always been very fascinated by the unfinished, by the incomplete.
I've always had a great attraction for the so-called unfinished texts. They seem to me so right for theater.
Incompleteness is for literature, for theater it is something ontological.
I find it perfect that last Pirandello’s legacy of is without a conclusion. Without a definition. Without the final point and without the closing curtain.

I think The Mountain Giants is a text for which we can now afford the luxury of exploring other possibilities and interpretations.
After the beautiful shows that great directors and actors of our recent and contemporary theater have staged, I think we have the opportunity to indulge in the temptation of exploring something different.
Or to try, at least.

The company of actors that arrives at the villa of Scalogna seems to have, in some way, an appointment with his own double.
Cotrone and Ilse are to each other as knowledge is to belief. Even the Giants, never seen and not even visible, are so close to each and everyone of the actors that you can imagine them as projections of themselves.
I want to imagine all the imagination I can to move from Pirandello's words to a limit I don’t know. I want to take his words out of time and space, take them away from the characters and their nuances, from the mechanisms of the dialogues, wishing they can take me to something else I don’t know, which I don’t foresee before I start working.

If the limits of my language are the limits of my world, and if I want to go just  a little bit over them, or at least try to, then it’s from those limits I have to start.



 

   

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