caligola
da albert camus
di e con roberto latini
musiche originali e aiuto-regia gianluca misiti
luci max mugnai
supporto tecnico gianni staropoli
costruzione elementi scenici laboratorio stefano francioni
organizzazione e cura valeria scarlato
foto di scena cristiano colangelo
produzione fortebraccio teatro
in collaborazione con ass.cult.rialtoccupato blue cheese project
Terzo e ultimo movimento del progetto “dell’anima e delle forme” articolatosi a partire da “Ballata d’un vecchio marinaio” da Samuel T. Coleridge e proseguito con “ESSEREeNON – gli spettri in Shakespeare”.
Da “CALIGOLA” di Albert Camus, lo spettacolo sperimenta una “drammaturgia per attore solo” scandita dai quattro atti già indicati dal nobel franco-algerino: disperazione di Caligola, recita di Caligola, divinità di Caligola, morte di Caligola.
La prima parte si potrebbe definire “dell’assenza”.
Caligola non c’è fino a quando “si-compare” in uno specchio.
La disperazione per la morte di Drusilla, sua sorella e amante, si articola da questo concetto e in questa suggestione.
Poi, Caligola torna, come un’eco, come una luce riflessa, portandoci subito all’interno di quella meta-teatralità di cui è pregno tutto il testo.
Caligola recita, “gioca” al Caligola, alla sua solitudine.
Si moltiplica, chiuso nella dimensione prototeatrale di attore e spettatore di se stesso.
Misurando fino all’impossibile la propria divinità e concedendosi l’estremo tentativo di superare sé e lo spettacolo che gli somiglia come la propria immagine.
L’impossibile, appunto.
Andando incontro alla morte, unica via d’uscita dall’ossessione di se stesso.
È il destino profondo d’una logica implacabile: lo specchio in frantumi, e Caligola che muore, muore, muore, ma vive in tutti i frammenti che continuano a rimandarcene l’immagine specchiata.