ESSERE e NON

ESSERE e NON

gli spettri in Shakespeare
 
 
di e con
roberto latini

e con
caterina inesi

musiche
gianluca misiti

scena e immagini
pierpaolo fabrizio

luci
max mugnai

allestimento 
blue cheese kru

organizzazione e cura
valeria scarlato

produzione
fortebraccio teatro

 
 
di esserci invece. di essere. essere stato.
la storia racconta di quattro tragedie legate da un filo di morti violente.
legate da morti. da immagini vive di ombre vaganti che appaiono prima nel sogno,
poi tornano a dire o spiegare o a farsi soltanto vedere dagli occhi.
quattro tragedie coi nomi di quelli che sanno e che fanno la storia.
il primo è il Riccardo che è terzo, poi Cesare, Amleto e Macbeth.
la storia racconta di quattro tragedie legate da un filo che parla di ombre.
dell’essere ed essere non.
 
 
le apparizioni degli spettri in Shakespeare

Appare possibile stabilire una catena in cui gli spettri sembrano anelare ad una perfezione "in divenire". Lo spettro di Banquo, nel Macbeth, sembra essere il risultato di quello dell’Amleto; il fantasma del re Amleto, la proiezione di quello di e del Giulio Cesare; lo spirito di Cesare, l’evoluzione degli spettri del Riccardo III.
Gli undici spettri del Riccardo III fanno la loro apparizione verso la fine della tragedia, di notte, nell’accampamento di re Riccardo e in quello di Richmond. Si presentano uno dopo l’altro, in processione; hanno delle battute molto semplici, simili tra loro, non troppo lunghe. Dichiarano essi stessi la loro identità e il loro messaggio. Non c’è dialogo né con Riccardo, né con Richmond. La loro possibilità d’essere è giustificata dalla dimensione onirica in cui si muovono.
Anche lo spettro di Giulio Cesare appare verso la fine della tragedia omonima, di notte, in una tenda dell’accampamento. La differenza dalla processione del Riccardo III, però, è in un aspetto fondamentale: lo spettro, il "visitatore", parla con Bruto, il "visitato". Il dialogo semplice e breve, è essenziale per conoscere l’identità ed il messaggio dello spettro. A questa prima apparizione ne segue un’altra soltanto accennata. Shakespeare, mentre fa confessare a Bruto due apparizioni, ce ne mostra soltanto una.
Nell’Amleto, lo spettro apre la tragedia e, sotto un certo punto vista, la innesca. Assolve la senechiana, duplice funzione di prologo e messa in moto della vendetta; appare di notte, sulle mura del castello, prima, nella stanza della regina, poi. È lo spettro più "personaggio" di tutti. Mentre nel Riccardo III e nel Giulio Cesare, gli spettri avevano trovato Riccardo, Richmond e Bruto già soli od isolati (addormentati i primi due, circondato da dormienti il terzo), nell’Amleto, invece, lo spettro, prima di parlare, ha bisogno di isolare Amleto. Il ruolo di Orazio, Bernardo e Marcello, sembra compiersi in questo scopo. Come gli altri, anche lo spettro del re Amleto parla unicamente con il visitato, e unicamente "a tu per tu". Questo per le apparizione dell’atto I. Nell’atto III, l’evoluzione di cui stiamo trattando trova fondamento in un aspetto che sembra spianare la strada allo spettro di Banquo: lo spettro del re Amleto appare al principe Amleto, nella camera da letto della regina, senza essere visto da Gertrude che pure è presente.
Amleto anticipa Macbeth. L’atto III diventa l’anello di congiunzione di una, a questo punto innegabile, sorprendente catena drammaturgica. Un confronto delle battute dei due a proposito: Amleto: (a Gertrude) "guarda lì, guarda… è lì, guarda" Macbeth: (alla Lady) "guarda là… guarda! guarda! guarda!" E Gertrude anticipa Lady Macbeth, Lennox, Ross e tutti i partecipanti al banchetto dell’atto III del Macbeth. Notiamo, se lo è, una coincidenza: in entrambe le tragedie siamo all’atto III scena 4. Lo spettro di Banquo poi, appare di nuovo. Nell’atto IV scena 1, è evocato dalle streghe su richiesta di Macbeth che, nel richiamarci alla mente le battute dell’apparizione del pugnale, "si dirige, come uno spettro, verso la sua meta". Quadratura del cerchio. L’evoluzione è compiuta: il visitato diventa il visitatore.


 

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