BUIO RE

BUIO RE

da edipo a edipo in radiovisione
 
 
 
di e con
roberto latini

con
sebastian barbalan
alessandra cristiani
annapaola vellaccio
 
senza
elena  bucci
sandro lombardi
marcello sambati
 

musiche originali e aiuto regia
gianluca misiti

scenografia
pierpaolo fabrizio

sound designer
maurizio palpacelli
ART MAMA FACTORY

video
theo eshetu

luci e direzione tecnica
max mugnai

organizzazione
esmeralda villalobos

ufficio stampa
matilde de luna

amministrazione
costanza vinciguerra
 
produzione
FORTEBRACCIO TEATRO
FLORIAN teatro stabile d'innovazione
con la collaborazione
BLUE CHEESE PROJECT
SANTA SANGRE
 


(guida)
 
 il teatrino delle ombre
destinità
 uccidere il padre
 antigone?
 la sfinge
 sposare la madre
..
antigone?
la peste
 coscienza
 suicidio di giocasta
accecamento
.
 antigone
 
 
BUIO RE
da edipo a edipo in radiovisione
 
 
(a mo’ di bastone )
.
cominciamo da dove non si finisce.
“il teatrino delle ombre” conta dieci passi attraversando uno dei possibili mondi verso la battuta che apre lo spettacolo, lo detiene e lo trasforma: - “io?”
purché non sia prologo, amplifichiamo le voci e i gesti possibili di un destino che si lega all’uomo edipo, lo costringe in una circolarità d’azione e ne veicola l’impossibilità di deviare il percorso d’un fato spietato.
“non io, io no!”  diventa il sottotesto ciclico, la speranza, rifugio e fuga immaginata.
edipo dentro un percorso che si ripete uguale ma diverso, che lo porta di fronte al padre o alla madre invertendo soltanto il polo d’attrazione.
una strada nera come una ferita infetta. edipo è capace suo malgrado di attraversarla, percorrerla e non riconoscere se stesso vivendosi.
uccidere il padre o giacere con la madre sono solo due tappe d’avvicinamento alla coscienza di sé.
si ferma il mondo e si sospende il tempo.
si spegne la scena in attesa di antigone guida e luce.
che accompagna e per la mano e si fa carico delle incapacità del padre.
coscienza abbiamo detto. riconoscere i propri fantasmi e vedere se stessi in una relazione impossibile.
in una negazione, come le figure di laio, giocasta e tiresia, presenti esclusivamente in video e in voce.
e che se si umanizzano lo possono soltanto agli occhi di edipo prima di finire davanti allo schermo che li ha contenuti per tutta la durata della tragedia.
“perché?” è l’unica domanda per edipo. il silenzio l’unica risposta.
prima di trovare o essere trovato da antigone su una strada che non porta da nessuna parte.
mai.
o non più.
a nessun paese.
a nessuna città.
.
ovunque.

  • BUIO RE
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  • BUIO RE
  • BUIO RE
  • BUIO RE



veniamo da un progetto _ “dell’anima e delle forme” _ dentro il quale abbiamo sviluppato il rapporto tra l’io e l’altro attraversando la ballata del vecchio marinaio di coleridge, le apparizioni degli spettri in shakespeare e il caligola di camus.
approdiamo in una dimensione sonora scaturita naturalmente da quella che è già una modalità per noi, una cifra stilistica e una condizione pratica dallo sviluppo teorico che più ci appartiene e ci somiglia.
radiovisione è il termine con cui abbiamo scelto di siglare questa modalità.
.
c’è un legame sempre con lo spettacolo che ha preceduto il nuovo.
decidiamo di continuare, di ripartire, non di azzerare per cambiare.
la dimensione della cecità di edipo è il motore di una riflessione che si fa scenica tenendo come obiettivo il buio e tutto quello che può contenere.
la traduzione passa per la riscrittura del mito, ma ci piace pensare di riuscire a portarci dietro la rottura dello specchio di caligola dentro il quale l’imperatore romano smette di vedersi vivere.
arriviamo a edipo proprio per questo.
e dentro al buio troviamo l’io e l’altro che lasciano il posto all’io e al non-io.
soltanto o principalmente, non è una categoria, è una condizione.
come gli interrogativi che forse tutti insieme valgono uno solo: perché?, o la figura di antigone, unica capace di una qualche relazione con il padre che si esilia e si condanna a vivere.
abbiamo creduto a edipo. abbiamo pensato che sarebbe stato più facile uccidersi. e meno doloroso.
lo abbiamo allora soltanto riassunto nei passaggi fondamentali. uccidere il padre e giacere con la madre, renderla ancora madre dopo averla resa vedova e sposa dell’assassino del marito.
la mostruosità non è descrivibile precisamente. il bello ci piace e il sublime ci attrae. la mostruosità è kantianamente sublime. e può essere possibile, abbiamo pensato, soltanto entrando nel non-mondo della sospensione. altrimenti sarebbe insostenibile. indescrivibile. intraducibile anche teatralmente.
edipo è suo padre e sua madre. è sua figlia. è l’oracolo e il suo destino, forse ad un certo punto è anche tiresia. è il cieco veggente. lo sconosciuto a se stesso. straniero alla sua stessa storia. alieno alla sua natura. è un moto circolare e ciclico.
un vagare nell’esilio intorno a se medesimo.
è l’impossibile che si manifesta e si incapacita.
è un suono vicinissimo.
è cadere.
lo scambio che confonde la follia.
un confine indifendibile.
un rifiuto.
la latenza.
la condanna.
troppo umano.
improvvisa conoscenza.
cortocircuito.
il buio.
.
.
.
.
.
.
.
entriamo,
cercando qualcosa che non c’è,
per trovarla.
 
      roberto latini


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