PER ECUBA

PER ECUBA

di e con
roberto latini

musiche e aiuto regia
gianluca misiti

scena
pierpaolo Fabrizio

luci e direzione tecnica
max mugnai

suono
maurizio palpacelli

costumi
lara de angelis

foto e immagini
cristiano colangelo

grafica
claudio guerrieri

organizzazione e cura
valeria scarlato

produzione
fortebraccio teatro
in collaborazione con
armunia
operestate festival veneto
bluecheese proiect
rialtosantambrogio
art mama factory

“PER ECUBA _ amleto, neutro plurale” è la seconda tappa del progetto “Radiovisioni”. Dopo l'attraversamento del mito di Edipo nella riscrittura per voce, musica e immagini intitolata "BUIO RE _ da Edipo a Edipo in radiovisione", FORTEBRACCIO TEATRO punta al cuore dell'AMLETO shakespeariano, in uno spettacolo costruito a partire dalla dimensione metateatrale del testo. Un solo attore in scena, in un percorso senza cura per la narrazione della tragedia che coglie un'occasione dall'ultimo monologo del II atto "sull'essere o sul sembrare" mentre si è in scena. La sequenza drammaturgica si libera di una sua funzionale applicazione a favore dell'autonoma indipendenza del sentire scenico. Il teatro senza condizione, come forma d'espressione, capacità di relazione, verità partecipata, emozione condivisa, trova un contenitore possibile nella semplicità dello stare. Dell'essere disponibili all'incontro, che tra platea e palco non tradisca l'ontologia teatro“PER ECUBA _ amleto, neutro plurale” è la seconda tappa del progetto “Radiovisioni”.
Dopo l'attraversamento del mito di Edipo nella riscrittura per voce, musica e immagini intitolata "BUIO RE _ da Edipo a Edipo in radiovisione", FORTEBRACCIO TEATRO punta al cuore dell'AMLETO shakespeariano, in uno spettacolo costruito a partire dalla dimensione metateatrale del testo. Un solo attore in scena, in un percorso senza cura per la narrazione della tragedia che coglie un'occasione dall'ultimo monologo del II atto "sull'essere o sul sembrare" mentre si è in scena. La sequenza drammaturgica si libera di una sua funzionale applicazione a favore dell'autonoma indipendenza del sentire scenico.
Il teatro senza condizione, come forma d'espressione, capacità di relazione, verità partecipata, emozione condivisa, trova un contenitore possibile nella semplicità dello stare. Dell'essere disponibili all'incontro, che tra platea e palco non tradisca l'ontologia teatro.

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“PER ECUBA _ amleto, neutro plurale” è la seconda tappa del progetto “Radiovisioni”.
Dopo l’attraversamento del mito di Edipo nella riscrittura per voce, musica e immagini intitolata “BUIO RE _ da Edipo a Edipo in radiovisione”, ci rivolgiamo in rinnovata attesa all’amato Shakespeare, puntando al cuore di Amleto.
Lo spettacolo costruito a partire dalla dimensione metateatrale del testo, vuole essere una riflessione sull’“occasione teatro” che i “classici” rappresentano.
Un manifesto aggiornato.
Il sottotitolo “neutro plurale” ne guida l’interpretazione e ne dichiara lo sviluppo.
Un fuoco su alcuni punti dell’Amleto senza cura per la narrazione della tragedia, ma con la mira  su altri dubbi possibili: il teatro come disposizione e disponibilità, come mezzo, come condizione.
Uno spettacolo su un possibile spettacolo, con Amleto per confine, sospensione come modalità.
Lasciarsi entrare e detenersi. Poi portarsi fuori. Guardarsi da lontano, avvicinarsi ancora per essere, non sembrare: la vicenda del principe danese si offre, attraverso questo principio, ad una  dichiarazione estetico-politica rivolta al teatro e alle sue possibilità. Ai teatri possibili.
A tutti quelli che possiamo, sperando essere sempre uno e solo uno.
Teatro che siamo. Per giocare un gioco serio. Con l’emozione a specchio di platea.  
Contro la finzione delle recite. Sempre in una resistenza. Fatale. E attuale.
La scena, nell’ascolto, si detiene senza trucco. 
Il respiro è come sempre amplificato, segue insegue la parola intera.
Dove nasce e come muore dopo essere passata. Detta. Offerta. Riscoperta o reinventata per essere compiuta.
Nel soffio articolato che la trasforma in suono. E come suono resta a disegnarsi in-forme e suo confine.
L’attore è uno strumento del respiro. Che non parla le parole, ma suona la sua voce.
È il ponte.  L’esortazione. Davvero è il paradosso. È il pensiero disarmato. È sempre solo una proposta. Un appuntamento. Un passante con una faccia vista altrove. Una coscienza dentro l’incosciente. Un non è che invece può. Ancora un’occasione.
L’Amleto ne è una sorta di breviario.
La complicazione estrema d’uno stare semplice.
.
Portiamo in scena solo dei pensieri. Nessuna azione. Mani nude.
Il corpo è un dubbio dentro Amleto. 
L’agire è già una decisione. Esortazione. Teatri. Sporcature.
Distilliamo.
                 Roberto Latini


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